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milano, Italy
Eco di fondo è una compagnia teatrale nata da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 2007. Si occupano di teatro di prosa e di teatro ragazzi. Selezionati per due anni consecutivi a NEXT, laboratorio per delle idee (O.Z.,, 2014 e LA SIRENETTA, 2015), hanno vinto diversi premi, tra cui: Premio Riccardo Pradella (2014), Selezione Inbox (ORFEO ED EURIDICE, Teatro Presente-Eco di fondo, 2014), finalista Premo Scenario Infanzia (NATO IERI, 2012), Premio Fantasio Piccoli (SOGNI, 2010), Premio ANPI Cultura (LE ROTAIE DELLA MEMORIA, 2008)

giovedì 2 maggio 2013

recensione LE ROTAIE DELLA MEMORIA di Serena Cirini



Appena il pubblico entra a teatro ha l’impressione d’essere tornato indietro nel tempo. Ad accoglierlo, trova una musica che rievoca le colonne sonore dei film muti degli anni 20. L’interprete, tra luci fioche e biciclette, attende l’arrivo degli spettatori che, a un primo sguardo, possono facilmente intuire il periodo storico in cui è ambientata la vicenda: la Prima Guerra Mondiale si è da poco conclusa, Albino è ancora bimbo e, nel silenzio dei suoi pensieri, costruisce il suo sogno di libertà. Quando il racconto comincia, lo stile della narrazione e quello della regia ricreano perfettamente l’atmosfera dell’epoca: ne rispettano l’essenzialità e comunicano il senso dell’atteggiamento verso la vita. È in questa semplice quotidianità che, per alcune persone, i grandi ideali hanno trovato un terreno fertile per nascere e fortificarsi.
Il monologo su Albino Carretti vuole ripercorrere le tappe più semplici, e allo stesso tempo più significative, della sua biografia. Quest’uomo ha compiuto delle scelte eroiche nel corso dell’esistenza ma l’ha fatto restando strenuamente attaccato a quella normalità che, con grande efficacia, è ricostruita sulla scena. Quando la guerra e la lotta partigiana saranno finalmente finite, infatti, “Capitan Bruno” non esiterà a ritornare in quel mondo fatto di affetti e legami profondi a cui aveva saputo e dovuto rinunciare. Il carcere, la guerra in Russa e la Resistenza sulle montagne gli avevano negato per molto tempo l’amore di una donna, il rapporto con i suoi genitori e persino la gioia di sfrecciare libero per le strade a bordo della sua bicicletta. Le rotaie della memoria, tuttavia, non presenta sulla scena una storia triste, rivendicativa o violenta. Albino, e gli altri partigiani, non hanno lottato contro qualcuno ma per qualcosa e, il giorno in cui l’hanno ottenuta, hanno deposto volentieri le armi.
Giulia Viana e Giacomo Ferraù si sono a lungo interrogati sul senso che, oggi, può avere parlare di Resistenza. La giovane attrice, che lavora su questo testo dagli anni delle scuole superiori, risponde così: «Non si può fare a meno di confrontarsi con uomini così grandi e forti per avvicinarsi a loro. Abbiamo scoperto che qualcosa di lui ci appartiene, che leggendo, studiando di lui, ormai qualcosa ci è entrata dentro».
Celebrare il 25 Aprile significa proprio ricordare la possibilità – che è sempre alla portata di tutti – di non lasciarsi guidare dagli interessi momentanei e contingenti, tenendo sempre presente il desiderio collettivo di un futuro migliore, perché più libero e più democratico. La voce della memoria risuona forte nel presente e, anche nei più giovani – come dimostra il lavoro dei due autori – lascia sicuramente qualcosa dentro. Lo testimoniano le splendide parole del testo e la sapiente realizzazione scenica che, nella sua essenzialità, tocca le corde dei sentimenti, fa riaffiorare ricordi e genera speranze.

Lo spettacolo è andato in scena:
Spazio Tertulliano
via Tertulliano, 68 – Milano
fino a domenica 28 aprile
orari: da mercoledì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00

Le rotaie della memoria – Vita del Partigiano Albino Carretti
di Giulia Viana e Giacomo Ferraù
regia di Giacomo Ferraù
con Giulia Viana

sabato 23 marzo 2013

APRILE MAGGIO 2013: prossimi appuntamenti

24-28 APRILE, Spazio Tertulliano
Via Tertulliano 68, Milano
LE ROTAIE DELLA MEMORIA
di Giacomo Ferraù e Giulia Viana
regia di Giacomo Ferraù
con Giulia Viana

9 MAGGIO, ore 15:30, Festival Segnali
Fabbrica del gioco e delle arti di Cormano (Milano)
NATO IERI (debutto nazionale)
di Giacomo Ferraù e Giulia Viana
regia di Giacomo Ferraù 
con Andrea Pinna, Libero Stelluti e Giulia Viana

24 MAGGIO, ITfestival
Fabbrica del vapore, Milano
estratti da: SOGNI (di una notte di mezza estate)

da William Shakespeare
regia di Giacomo Ferraù
con Andrea Pinna, Valentina Scuderi e Giulia Viana

26 MAGGIO, Festival Schegge 2013
Spazio il Cubo, Via Pallavicino 35, Torino
SOGNI (di una notte di mezza estate) (debutto nazionale)
da William Shakespeare
regia di Giacomo Ferraù
con Andrea Pinna, Valentina Scuderi e Giulia Viana

lunedì 3 dicembre 2012

da KLP: articolo dopo la finale di PREMIO SCENARIO INFANZIA 2012

da klpteatro.it: PREMIO SCENARIO INFAZIA 2012

(Mario Bianchi)

" “Nato ieri”, dei milanesi di Eco di fondo, è infine un esplicito omaggio al bambino che è dentro (o dovrebbe esserlo) ognuno di noi.

Si presenta come uno spettacolo tenero e curioso che narra una storia surreale ma di impronta dickensiana: è la storia di un bambino, Mino, che nasce avendo già 42 anni. Abbandonato dai genitori all’orfanotrofio, una suora, scambiandolo per un genitore, gli affida un bambino rom di 10 anni, Lucignolo. Mino attraverserà la vita con lui, uno accanto all’altro, ognuno imparando attraverso gli occhi del compagno la ricchezza e l’unicità della propria età e della propria esistenza. La storia è rappresentata con gusto ed ironia attraverso le cadenze incantate degli occhi dell'infanzia, dove ogni cosa appare miracolosa. "

intervista a ECO DI FONDO, finalista a PREMIO SCENARIO INFANZIA 2012

da IL TAMBURO DI KATTRIN:

link all'articolo



Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?Giacomo Ferraù: Punto di partenza fondamentale per il nostro lavoro è stato lasciare che lo spazio scenico diventasse luogo di gioco e scoperta; un luogo dove tutto è permesso senza timore di giudizio, dove le regole nascono organicamente nello spazio e con lo spazio della storia, del racconto, della vita scenica. Sin dalle prime volte in cui io e Giulia ci interrogavamo riguardo al progetto, avevamo ben chiaro che intendevamo realizzare uno spettacolo diretto a una fascia specifica del teatro ragazzi ma capace, nel contempo, di rivolgersi a bambini di ogni età, dagli 8 ai 99 anni, come la dicitura dei giochi in scatola più divertenti. Parlare al bambino che è dentro di noi significa, a livello attoriale, lasciare spazio alla fantasia, in fase creativa, senza inscatolarla dentro limiti logistici prestabiliti. Era per noi il primo spettacolo di teatro ragazzi in cui ci impegnavamo in una drammaturgia originale. Durante il lavoro ci siamo dunque stupiti a osservare che le regole della messinscena fossero del tutto uguali ai principi basilari di creazione seguiti negli altri spettacoli rivolti a un pubblico più adulto, e che queste regole non subissero limitazioni, anzi! In primo luogo, il controllo costante della chiarezza e dell’efficacia espositiva della messinscena. Poi, indubbiamente, il reale divertimento attorale in scena: perché i bambini, come diciamo nello spettacolo, sono molto più attenti al mondo degli adulti che gli adulti stessi. E ancora la semplicità della messinscena stessa. Certo, è difficile essere semplici ed essenziali, soprattutto in un’epoca dove la semplicità viene spesso confusa con banalità. Eppure, quella meravigliosa risorsa scenica che è lavorare per immagini, per metafore teatrali (soprattutto la metonimia, la parte per il tutto), ci ha aperto una strada per portare in scena mondi che in fase di scrittura apparivano difficilmente rappresentabili.
Come il teatro mutua, con metonimia appunto, il gioco del bambino che agitando un lenzuolo si stende davanti al mare, così in scena compaiono, agli occhi del bambino che è dentro ognuno di noi, paesi lontanissimi a distanza di un passo, cani invisibili, letti verticali, foto ricordo che si animano al pensiero di un carillon…
Lasciare aperta la discussione scenica inoltre ci ha permesso di inserire immagini e proposte dell’intero gruppo: il lavoro di Andrea, Libero, Giulia e Valentina (che mi affiancava come assistente) è stato più che fondamentale. Nato ieri nasce in effetti da una nostra riflessione su una condizione odierna più generale di spaesamento, di inadeguatezza rispetto una realtà fatta di schemi fin troppo prestabiliti, che non lascia spazio allo spirito del bambino e che costringe a una crescita troppo rapida, negando la dimensione della scoperta, del candore che permette di emozionarsi, del gioco, che è anche il principio del nostro mestiere.
Come racconteresti la storia ad un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Mino è nato ieri. E ha 42 anni. Mino ha lo spirito di un bambino, ma è nato già adulto, nel corpo di un adulto. Anche i suoi genitori, che non sono mica nati ieri, si sono chiesti, al tempo, come fosse potuto nascere così grande. O meglio, se lo sono chiesti per un paio d’ore, poi ci hanno rinunciato e lo hanno lasciato davanti alla porta di un orfanotrofio. Così Mino rimane lì, col pollice in bocca, immobile, di fronte al portone. Arriva la notte, con lei il buio. Mino, essendo nato ieri, non conosce il buio, così si spaventa e inizia a piangere. E piange. E piange. E piange. Fino al mattino successivo, quando una suora attempata gli apre la porta e spinge fuori un bambino dai tratti slavi, un bambino rom, con un cespuglio di capelli arruffati, un sorriso furbetto e un violino sotto al braccio. «È lei il signor Rossi? È venuto a prendere Lucignolo, finalmente?» ringhia la suora tirando il bambino dall’orecchio. Mino sorride, perché essendo nato ieri non ha ancora imparato a parlare. «Ma quale signor Rossi? Questo è nato ieri!» dice Lucignolo ridendo. «Porta rispetto al tuo nuovo papà!» tuona esausta la suora sbattendo il portone dietro di sé. Mino e Lucignolo si guardano. Si guardano. Si guardano. Poi finalmente Mino sorride. «Pa-pà…». La sua prima parola. Anche se ancora non lo sanno, le loro vite, da questo momento, non si separeranno più. Dopo un attimo di disperazione, Lucignolo si rassegna alla cruda realtà: l’uno non ha che l’altro al mondo e in qualche modo dovranno cavarsela. Lucignolo per prima cosa cerca di ritornare al campo rom dove vivevano i suoi genitori, ma trova soltanto terra e cenere. Così iniziano il loro viaggio e le loro numerose avventure per riuscire ad arrangiarsi nella giungla del mondo. Lucignolo sa di essere troppo piccolo per trovare un lavoro. Potrebbe farlo Mino. «Se Mino è nato ieri, tutti se ne accorgeranno» pensa Lucignolo. «Bè, la suora non se n’è accorta, in effetti, i grandi non sono così attenti…». Così inizia la loro avventura, Lucignolo insegnerà a Mino come fare a essere grande, mentre Mino restituirà al suo amico quel gioco e quella leggerezza dell’infanzia che la vita gli ha negato.
oppure…Nato ieri è la storia di un bambino, Mino, che nasce e ha già 42 anni. La sua mamma e il suo papà non sanno come prendersi cura di lui e decidono di lasciarlo all’orfanotrofio dove una suora, scambiandolo per un genitore, gli affida un bambino rom di 10 anni, Lucignolo. Mino e Lucignolo dovranno vivere insieme, l’uno non potrà stare senza l’altro, ognuno imparando attraverso gli occhi del suo compagno, la ricchezza e l’unicità della propria età, della propria esistenza.
Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?Giulia Viana: Da tempo, pensavamo a una nuova produzione Eco di fondo, uno spettacolo di teatro ragazzi, ma tergiversavamo rispetto alle tempistiche. Poi, la scadenza al bando di concorso Premio Scenario Infanzia 2012 ci diede un buon motivo per stendere un’ipotesi di progetto. Così in un tiepido pomeriggio di aprile, davanti a un gelato, in Piazza Cinque Giornate a Milano, io e Giacomo pensammo a Mino e alla sua storia, che arrivò come un lampo, nel giro di dieci minuti, tra un assaggio di stracciatella, e uno sguardo al cielo limpido della primavera. Convocammo Libero, Andrea e Valentina per presentargli l’idea di Nato ieri e una prima scena per i cinque minuti. Io, Libero e Andrea provammo il testo. Funzionava! Bastarono pochi giorni per montarlo con la regia di Giacomo. Passata la prima selezione, io e Giacomo scrivemmo altre quattro pagine di testo e lo proponemmo ai compagni. Non avevamo però ben chiara l’ultima scena, quella tra Lucignolo e Mino e il principio del loro viaggio, ma Libero e Andrea, improvvisando, in un solo pomeriggio, diedero naturalmente vita e colore a quello che la storia richiedeva. E ora siamo qui, all’ultima selezione, con tanti pensieri positivi per il futuro nel cuore, incoraggiati da questo per noi grande traguardo, e, in testa, altri piccoli frammenti della storia di Mino da cucire insieme per ultimare la sua avventura, qualunque sia l’esito del concorso.

lunedì 26 novembre 2012

ECO DI FONDO ALLA FINALE DI SCENARIO INFANZIA 2012

scritto da Mario Bianchi (klpteatro)

"... “Nato ieri”, dei milanesi di Eco di fondo, è infine un esplicito omaggio al bambino che è dentro (o dovrebbe esserlo) ognuno di noi.
Si presenta come uno spettacolo tenero e curioso che narra una storia surreale ma di impronta dickensiana: è la storia di un bambino, Mino, che nasce avendo già 42 anni. Abbandonato dai genitori all’orfanotrofio, una suora, scambiandolo per un genitore, gli affida un bambino rom di 10 anni, Lucignolo. Mino attraverserà la vita con lui, uno accanto all’altro, ognuno imparando attraverso gli occhi del compagno la ricchezza e l’unicità della propria età e della propria esistenza. 
La storia è rappresentata con gusto ed ironia attraverso le cadenze incantate degli occhi dell'infanzia, dove ogni cosa appare miracolosa. ..."


intero articolo da klp scritto da Mario Bianchi

domenica 18 novembre 2012

23 NOVEMBRE 2012, ORE 16, TEATRO DELLE BRICIOLE, PARMA (sala media)

FINALE DI PREMIO SCENARIO INFANZIA 2012
NATO IERI
di Giacomo Ferraù e Giulia Viana
regia di Giacomo Ferraù
con Andrea Pinna, Libero Stelluti e Giulia Viana
assistenti alla regia Valentina Mandruzzato e Valentina Scuderi